La polizia sudcoreana ha arrestato un ex penetration tester sospettato di aver orchestrato attacchi informatici contro più di 90 organizzazioni, con il furto di circa 8,2 milioni di dati personali. Gli investigatori affermano che il sospetto si è affidato sempre più a strumenti di intelligenza artificiale per espandere l’operazione e condurre attacchi contro una vasta gamma di obiettivi.
Il presunto capo è un uomo di 32 anni che ha lavorato in precedenza per un’azienda di cybersecurity tra il 2019 e il 2022. Secondo la Polizia Metropolitana di Seoul, ha iniziato a prendere di mira organizzazioni nel settembre 2025, inizialmente utilizzando tecniche di hacking convenzionali prima di adottare strumenti assistiti dall’IA alla fine di agosto 2026.
Tra le tecnologie presumibilmente utilizzate vi era ARTEX AI, un framework autonomo di penetration testing progettato per assistere nelle valutazioni di sicurezza. Sebbene tali strumenti abbiano applicazioni legittime nell’identificare vulnerabilità, gli investigatori ritengono che il sospettato abbia sfruttato la tecnologia per compromettere sistemi senza autorizzazione.
Le vittime includevano istituzioni educative, ospedali, grandi aziende e campi da golf. La polizia ritiene che gli attacchi abbiano rivelato milioni di documenti, anche se l’indagine sta ancora determinando se le informazioni rubate siano state distribuite o vendute.
L’operazione ha coinvolto anche un tentativo di estorsione. In 38 casi, il sospettato avrebbe richiesto pagamenti di riscatto per un totale di 360 milioni di won sudcoreani, circa 270.000 dollari, in cambio della promessa di non pubblicare le informazioni rubate.
L’indagine è iniziata dopo che un’organizzazione coinvolta ha presentato una denuncia nel giugno 2026. La polizia ha successivamente esaminato i log dei server e altre prove digitali per identificare le persone ritenute coinvolte negli attacchi.
Sette sospetti sono ora stati arrestati in relazione all’operazione. Il presunto leader è stato arrestato il 15 ottobre, formalmente detenuto due giorni dopo e deferito ai procuratori il 23 ottobre. Gli altri sei sospetti sono sotto indagine senza detenzione.
Gli investigatori avrebbero inoltre utilizzato uno strumento di IA sviluppato internamente per analizzare le prove raccolte durante il caso. Ciò riflette il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale sia nelle indagini sui crimini informatici sia negli attacchi stessi.
Le autorità sudcoreane hanno descritto il caso come il primo arresto nel paese coinvolto un hacking su larga scala e un furto di informazioni personali, presumibilmente facilitato dall’IA generativa. La polizia ha avvertito che gli strumenti automatizzati potrebbero permettere a individui privi delle risorse di organizzazioni informatiche consolidate di condurre attacchi estesi.
ARTEX AI è stata inoltre associata a attacchi informatici separati contro banche sudcoreane, che avrebbero coinvolto un attore minaccioso di lingua cinese. Tuttavia, le autorità non hanno stabilito un collegamento tra quegli episodi e i sospetti dell’ultimo caso.