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La Corte Suprema rafforza le tutele sulla privacy per i dati di localizzazione di Google e Apple

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l’uso da parte delle forze dell’ordine di ampi “mandati di georecinzione” costituisce una perquisizione ai sensi del Quarto Emendamento, segnando una grande vittoria per la privacy digitale e innalzando l’asticella legale per la polizia che cerca dati di localizzazione da aziende tecnologiche come Google e Apple.

 

 

La decisione deriva dal caso di Okello Chatrie, che ha contestato l’uso di un mandato di geofence emesso durante l’indagine su una rapina a mano armata del 2019 in Virginia. Gli investigatori hanno ottenuto la cronologia anonima delle localizzazioni da Google per ogni dispositivo rilevato entro un raggio di 150 metri dalla scena del crimine, prima di restringere la lista fino all’identificazione di Chatrie.

Scrivendo per la maggioranza di 6-3, la giudice Elena Kagan ha affermato che gli individui hanno una ragionevole aspettativa di privacy nella cronologia della posizione del cellulare, anche quando tali informazioni sono archiviate da aziende tecnologiche terze. La Corte ha respinto l’argomento secondo cui gli utenti rinunciano automaticamente alle tutele costituzionali semplicemente abilitando i servizi di localizzazione.

I giudici non hanno dichiarato incostituzionali i mandati di geofenzione. Invece, hanno stabilito che ottenere questo tipo di dati di localizzazione costituisce una ricerca ai sensi del Quarto Emendamento e hanno rinviato il caso a un tribunale inferiore per determinare se il mandato specifico soddisfacesse i requisiti costituzionali, inclusi la causa probabile e la sufficiente particolarità.

I mandati di geofensi permettono agli investigatori di obbligare le aziende tecnologiche a divulgare informazioni su ogni dispositivo rilevato all’interno di un’area geografica definita durante un periodo di tempo specificato. I sostenitori della privacy sostengono da tempo che questa pratica equivalga a una rete digitale perché può recuperare la cronologia della posizione di centinaia o addirittura migliaia di persone senza alcun legame con un crimine.

Sebbene il database storico della Storia della Posizione di Google sia tradizionalmente la fonte principale per le richieste di geofensio, altre aziende che raccolgono informazioni di località, inclusa Apple, potrebbero ricevere richieste legali simili a seconda dei dati in loro possesso. La sentenza dovrebbe quindi influenzare il modo in cui i mandati futuri verranno rilasciati ai principali fornitori di tecnologia.

I gruppi per la privacy hanno accolto con favore la decisione, sostenendo che essa rafforza le tutele costituzionali in un’epoca in cui gli smartphone generano continuamente registri dettagliati dei movimenti delle persone. Le forze dell’ordine, invece, dovrebbero affrontare un maggiore controllo giudiziario quando cercano ampi dataset di localizzazione durante le indagini penali.

La sentenza si basa sulle precedenti decisioni della Corte Suprema sulla privacy digitale, tra cui Carpenter contro Stati Uniti, e segnala che i tribunali stanno sempre più trattando la storia dettagliata della localizzazione come informazioni personali altamente sensibili che meritano forti tutele costituzionali. Sebbene i mandati per la georezione rimangano disponibili in alcune circostanze, ora gli investigatori dovranno soddisfare standard più rigorosi del Quarto Emendamento prima di ottenere dati di localizzazione su larga scala dalle aziende tecnologiche.