Una coalizione di organizzazioni per la privacy e i diritti digitali sta esortando gli europei a fare pressione sui legislatori affinché rilancino una proposta che potrebbe eliminare i continui banner di consenso ai cookie mostrati sul web. L’iniziativa, chiamata ” Kill the Cookie Banner “, sostiene che gli utenti dovrebbero poter impostare le proprie preferenze sulla privacy una sola volta tramite browser o dispositivo invece di fare la stessa scelta su ogni sito web che visitano.

 

 

La campagna è guidata dal gruppo austriaco di advocacy per la privacy noyb ed è supportata da organizzazioni tra cui BEUC, Electronic Frontier Foundation (EFF), European Digital Rights (EDRi), Check My Ads, l’Irish Council for Civil Liberties (ICCL), Stichting Data Bescherming Nederland, ApTI, Homo Digitalis, Digihumanism e SCLab Europe. I sostenitori incoraggiano i cittadini a contattare i Membri del Parlamento Europeo (MEPs) e a sostenere le modifiche che ritengono ridurrebbero la cosiddetta “fatica dei cookie”.

Al centro del dibattito c’è l’Articolo 88b, una proposta inclusa nel pacchetto Digital Omnibus della Commissione Europea. Introdotta alla fine del 2025, la misura consentirebbe alle persone di configurare le preferenze di tracciamento una volta nel browser o nel sistema operativo. I siti web sarebbero quindi tenuti a rispettare automaticamente tali impostazioni, eliminando la necessità di ripetuti prompt di consenso ai cookie.

La proposta ha completato la sua consultazione pubblica nel marzo 2026, ma da allora ha incontrato una forte opposizione. Secondo noyb, Google ha chiesto la rimozione dell’Articolo 88b, sostenendo che la modifica ridurrebbe i tassi di consenso e renderebbe più difficile per molti siti web generare entrate pubblicitarie e attrarre clienti.

Meta si è inoltre opposta a parti del quadro esistente, proponendo la rimozione dell’articolo 5(3) della Direttiva ePrivacy. Attualmente questa disposizione richiede ai siti web di ottenere il consenso degli utenti prima di memorizzare o accedere a determinate informazioni sul dispositivo di una persona. Meta ha invece sostenuto un quadro giuridico più ampio che consenta il trattamento di alcune categorie di dati senza affidarsi esclusivamente al consenso.

L’articolo 88b è stato infine omesso dall’ultima posizione del Consiglio dell’Unione Europea sulla proposta. Noyb ha sostenuto che il lobbying di Google, insieme all’opposizione di diversi stati membri, tra cui Francia e Germania, abbia contribuito all’annullamento della disposizione. L’organizzazione ha anche affermato di aver ottenuto il documento di lobbying di Google, che sostiene contenesse argomentazioni fuorvianti sull’impatto della proposta sulla pubblicità online.

Gli organizzatori della campagna stanno ora guardando al Parlamento Europeo, che non ha ancora adottato la sua posizione sulla legislazione. Attraverso il sito web della campagna, gli utenti possono trovare i contatti dei deputati europei che fanno parte delle commissioni Libertà Civili (LIBE) e Industria (ITRE) e sono incoraggiati a chiedere loro di sostenere l’Articolo 88b. Se la misura verrà infine ripristinata dipenderà dalle trattative del Parlamento con altre istituzioni UE man mano che il processo legislativo prosegue.

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