Il Consiglio Costituzionale francese ha bloccato una parte importante della legislazione volta a impedire ai minori di 15 anni di accedere ai social media, rilevando che le restrizioni interferivano in modo sproporzionato con la libertà di espressione e comunicazione. La decisione interrompe un’iniziativa di rilievo sostenuta dal presidente Emmanuel Macron e riporta il governo al punto di partenza su come introdurre restrizioni di età più severe senza violare le protezioni costituzionali.

 

 

La legislazione è stata approvata a luglio e prevedeva un’introduzione graduale delle restrizioni. A partire da settembre, ai bambini sotto i 15 anni sarebbe stato impedito di creare nuovi account sui social media coperti. I requisiti erano poi previsti per estendersi a gennaio 2027 agli account già esistenti.

L’applicazione di un tale sistema avrebbe richiesto alle piattaforme di determinare se gli utenti fossero abbastanza grandi per accedere ai loro servizi. Questo è diventato uno dei problemi centrali identificati dal Consiglio Costituzionale. Poiché una piattaforma non può sapere se qualcuno ha meno di 15 anni senza verificare l’età, la misura avrebbe di fatto richiesto agli adulti e ai bambini di dimostrare di aver soddisfatto il requisito di età.

Il Consiglio ha concluso che l’articolo 1 della legislazione imponeva una restrizione eccessiva alla capacità dei minori di comunicare ed esprimersi. Sebbene la protezione dei bambini online possa giustificare l’intervento governativo, i giudici hanno stabilito che il meccanismo scelto dai legislatori non era sufficientemente appropriato, necessario e proporzionato a tale obiettivo.

La privacy era un’altra questione importante. Il Consiglio ha rilevato che i legislatori non avevano stabilito adeguate garanzie legali che regolano il processo di verifica dell’età. Richiedere a un’intera popolazione di utenti dei social media di dimostrare la propria età solleva domande su quali piattaforme o fornitori di verifica raccoglierebbero informazioni e come tali informazioni sarebbero state gestite.

La sentenza non significa che la Francia abbia abbandonato il tentativo di imporre tutele più forti ai bambini che utilizzano i social network. L’ufficio di Macron ha risposto indicando che il governo intende preparare una legislazione revisionata il più rapidamente possibile. L’Eliseo vuole una nuova versione in grado di soddisfare i requisiti costituzionali pur mantenendo l’obiettivo più ampio di limitare l’accesso dei bambini più piccoli ai social media.

La decisione crea quindi un ostacolo legale significativo piuttosto che necessariamente porre fine alla politica. Qualsiasi proposta sostitutiva dovrà affrontare le debolezze individuate dal Consiglio Costituzionale, in particolare la proporzionalità della restrizione dell’accesso dei bambini e le tutele alla privacy legate alla verifica dell’età.

Il dibattito in Francia si sta svolgendo anche mentre i governi altrove sperimentano diversi approcci all’accesso dei bambini ai social media. L’Australia ha introdotto restrizioni per gli utenti sotto i 16 anni nel dicembre 2025, richiedendo alle piattaforme con limiti d’età di adottare misure ragionevoli per impedire loro di mantenere account. Spiegazione del Commissario australiano per la sicurezza elettronica sulle restrizioni

Il sistema proposto dalla Francia, tuttavia, deve soddisfare sia il quadro costituzionale del paese sia il più ampio contesto giuridico europeo. L’ultima sentenza dimostra che l’obiettivo di proteggere i bambini non giustifica automaticamente ogni metodo proposto per raggiungerlo.

Il governo di Macron ora si trova ad affrontare la sfida di sviluppare un approccio più restrittivo che possa resistere al controllo costituzionale. Il piano originale avrebbe reso la verifica dell’età centrale per limitare l’accesso ai social media per i minori di 15 anni, ma il Consiglio Costituzionale ha stabilito che i legislatori non avevano fornito garanzie sufficienti per un sistema così ampio.

Di conseguenza, l’introduzione prevista per settembre e la successiva espansione delle restrizioni non possono procedere nella loro forma originale. Il governo ha indicato l’intenzione di tornare con un’altra proposta, il che significa che il tentativo della Francia di stabilire un’età minima nazionale per i social media probabilmente continuerà, ma sotto un quadro giuridico sostanzialmente rivisto.

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