Le autorità sudcoreane hanno arrestato tre adolescenti accusati di aver gestito una rete di crimini informatici basata su Telegram che combinava doxxing, molestie e sfruttamento sessuale in un ecosistema online in rapida crescita.
L’indagine, condotta nella provincia di Gyeonggi, ha scoperto un gruppo di canali privati di Telegram noti come “bakjebang”, che hanno attirato circa 10.000 utenti in diversi mesi. I canali venivano utilizzati per diffondere informazioni personali e immagini di donne, spesso senza consenso, permettendo campagne coordinate di molestie.
Secondo le scoperte della polizia, l’operazione si è evoluta da piccoli gruppi di chat gestiti da pari a una rete strutturata di abusi. I partecipanti hanno contribuito attivamente con i contenuti, caricando foto e dati personali delle vittime mentre inventavano narrazioni esplicite per intensificare l’umiliazione e lo stigma sociale. Gli investigatori hanno anche identificato la presenza di media manipolati, inclusi contenuti deepfake, insieme a contenuti illegali che coinvolgono minori.
Il caso evidenzia come le piattaforme guidate dagli utenti possano sfumare il confine tra cattiva condotta individuale e crimine informatico organizzato. Le autorità hanno osservato che la natura collaborativa dei canali permetteva a migliaia di utenti di partecipare alle molestie, trasformando di fatto la rete in un sistema decentralizzato di abusi.
La monetizzazione ha avuto un ruolo chiave nel sostenere l’operazione. Uno dei sospetti avrebbe generato ricavi vendendo spazi pubblicitari all’interno dei canali Telegram, incluse promozioni per servizi di gioco d’azzardo illegali. Il gruppo si affidava anche a SIM anonime e altri strumenti per oscurare identità e mantenere l’anonimato operativo.
Le forze dell’ordine hanno tracciato l’attività nell’arco di diversi mesi, dal lancio alla fine del 2025 fino a una repressione coordinata a dicembre. Il lavoro investigativo sotto copertura ha permesso alle autorità di identificare e arrestare i sospetti dopo una denuncia iniziale della vittima. Durante gli arresti, la polizia sequestra denaro e beni ritenuti collegati ai profitti dell’operazione.
La rete “bakjebang” riflette un modello più ampio di Telegram utilizzato per comunità illecite che si espandono rapidamente grazie all’anonimato e a basse barriere d’ingresso. Casi precedenti in Corea del Sud hanno mostrato dinamiche simili, dove le piattaforme di messaggistica criptate facilitano la diffusione di contenuti sfruttatori e consentono abusi coordinati su larga scala.
I funzionari hanno sottolineato che anche quando i responsabili tentano di nascondere le loro attività tramite VPN o infrastrutture straniere, le analisi forensi digitali e le indagini mirate possono comunque portare all’identificazione e all’arresto. Il caso sottolinea le crescenti preoccupazioni riguardo all’intersezione tra piattaforme social, strumenti di anonimato e reti organizzate online contro gli abusi.
