Meta deve affrontare una proposta di causa collettiva che accusa l’azienda di tracciare segretamente gli utenti Android tramite canali di comunicazione nascosti all’interno degli smartphone, ha stabilito un giudice federale statunitense.
La causa sostiene che Meta abbia aggirato le tutele sulla privacy di Android utilizzando un metodo segreto per collegare direttamente l’attività di navigazione dai browser mobili alle app Facebook e Instagram installate sui telefoni degli utenti. I querelanti sostengono che l’azienda abbia sfruttato i sistemi di comunicazione localhost all’interno di dispositivi Android per collegare segretamente l’attività web degli utenti ai loro account Meta a scopo di pubblicità mirata.
Il caso nasce da una ricerca pubblicata all’inizio di quest’anno da esperti di sicurezza che hanno scoperto quella che hanno descritto come una sofisticata tecnica di tracciamento che coinvolge Meta Pixel, lo strumento pubblicitario e di analisi ampiamente utilizzato dell’azienda integrato su milioni di siti web in tutto il mondo. I ricercatori hanno scoperto che le app Meta sui dispositivi Android potrebbero presumibilmente ricevere identificatori trasmessi da siti web visitati nei browser mobili, anche quando gli utenti credono che la loro attività sia privata.
Secondo la denuncia, il presunto sistema permetteva a Meta di associare sessioni di navigazione a specifici account utente senza un chiaro consenso. I querelanti sostengono che la tecnica potrebbe bypassare le comuni tutele sulla privacy, inclusa la modalità incognito, le restrizioni sui cookie e alcune funzionalità anti-tracciamento del browser.
La giudice distrettuale statunitense Rita Lin ha stabilito che i querelanti presentavano prove sufficienti affinché la maggior parte delle richieste di privacy procedesse. Nella sua decisione, il giudice ha affermato che il presunto comportamento appariva intenzionalmente nascosto e al di fuori di ciò che gli utenti ordinari ragionevolmente si aspetterebbero.
“Da quelle accuse di comportamento segreto ed evasivo che sorprendevano anche gli esperti tecnici, è ragionevole dedurre che i querelanti non abbiano dato il permesso a Meta,” scrisse Lin nella sentenza.
La corte ha inoltre respinto l’argomentazione di Meta secondo cui gli utenti avessero implicitamente acconsentito al tracciamento semplicemente utilizzando dispositivi Android o visitando siti web contenenti la tecnologia Meta Pixel. Il giudice ha osservato che sfruttare comportamenti tecnici oscuri sconosciuti agli utenti differisce significativamente dalle pratiche standard di tracciamento divulgate.
La causa si aggiunge alla crescente attenzione sui sistemi di raccolta dati di Meta e alle preoccupazioni più ampie riguardanti la pubblicità di sorveglianza. Il business pubblicitario di Meta si basa fortemente sul monitoraggio del comportamento degli utenti su siti web e app per costruire profili dettagliati per il targeting degli annunci. I sostenitori della privacy sostengono che le aziende cercano sempre più nuovi metodi per preservare le capacità di tracciamento, poiché browser e sistemi operativi introducono protezioni anti-tracciamento più forti.
I querelanti stanno chiedendo un risarcimento e ordini del tribunale che impediscano a Meta di continuare le presunte pratiche. Il numero esatto di utenti Android potenzialmente colpiti rimane incerto, anche se i ricercatori ritengono che il metodo di tracciamento possa aver colpito milioni di dispositivi prima di essere reso pubblico.
Meta ha negato le illeciti e mantiene i suoi sistemi conformi ai quadri esistenti di privacy e consenso.
